RITRATTI_Lena - Paroldo altra Langa


Lena

Ho attraversato questo tempo e vissuto la vita delle donne di questo luogo, di coloro che sono state e di coloro che sono ora.

Ora sono qui, di fronte a voi, a rappresentarne l’essenza e testimoniarne la memoria.

Sono stata contadina e ho condiviso un destino di fatica, di lavoro duro per piegare una terra aspra. Le mie mani si sono indurite col lavoro dei campi e col governo delle bestie.

Ho osservato i volti segnati delle mie vicine e incrociato i loro sguardi, mai rassegnati, mentre filavo la lana al ritmo ipnotico dei fusi nelle lunghe notti d’inverno.

Donne diverse, destini comuni. Da loro ho imparato l’arte di adattarsi a sorti mutevoli e il coraggio di sopportare quello che si vede senza distogliere lo sguardo. Ho imparato a curare con la parola e con i gesti tramandati di una tradizione antichissima.

Custodisco le vecchie storie che so raccontare con voce ferma; le ho udite nel frusciare delle fronde agitate dal vento umido e nebbioso che giunge dalle colline e nel gorgogliare delle acque dei ruscelli pietrosi.

Custodisco la memoria di questi luoghi. Ho accarezzato ogni pietra, ogni foglia, ogni zolla di terra e ne ho percepito il mutare al passare delle stagioni e delle lune. Conosco le forre scoscese e morbide di muschio, le fonti limpide, i boschi fitti e ogni sentiero fino ai confini dell’orizzonte.

Dicono che quando rido il sole mi brilla negli occhi, come quelli delle bambine che intrecciano collane di girasoli nei pomeriggi d’estate, come quelli delle ragazze innamorate che guardano al mondo come il migliore possibile, come quelli delle donne che riescono a trovare il loro posto ovunque.